FAQ: Informazioni generali

La progettazione di una vertical farm richiede la messa a sistema di numerose competenze tecniche. Qui trovate una selezione di risposte alle domande più generali
Cos’è il vertical farming?

Con il termine vertical farming si intendono quelle pratiche colturali che consentono la coltivazione delle specie vegetali su più livelli sovrapposti. L’obbiettivo di questi sistemi è massimizzare il numero di piante a metro cubo, cioè il numero di piante che possono essere coltivate in un metro cubo.

Quali sono le funzioni interne ad una vertical farm?

Le funzioni interne ad una vertical farm sono:

  • camera di germinazione (nursery), in cui avviene la germinazione dei semi
  • camera di accrescimento (growing room), in cui avviene la fase di accrescimento
  • zona di allevamento ittico, in cui sono presenti le vasche e gli impianti per l’acquacoltura
  • laboratori di analisi, in cui si eseguono test sui prodotti nelle diverse fasi;
  • centro di controllo (control room), in cui avviene il controllo di tutti gli impianti della farm
  • magazzini per lo stoccaggio;
  • uffici e zona amministrativa
  • servizi e locali per gli addetti della farm;
  • locali tecnici;
  • laboratori per la trasformazione dei prodotti della farm;
  • centro di compostaggio;
  • centro di formazione;
  • centro didattico/museo dell’ecologia;
  • supermercato, in cui si vendono i prodotti della farm;
  • ristorante, che utilizza i prodotti del farm;
Edificio esistente o di nuova realizzazione?

Una vertical farm può essere realizzata costruendo un nuovo edificio che viene costruito appositamente per tale scopo o riutilizzando, con le opportune modifiche, una struttura esistente inutilizzata. Entrambe le soluzioni presentano dei vantaggi e degli svantaggi.

Nel primo caso, la realizzazione di un nuovo edificio, facilita l’organizzazione funzionale della vertical farm senza dovere scendere a compromessi. Tale soluzione, più costosa, è maggiormente indicata per vertical farm molto grandi che hanno l’obiettivo di produrre decine o centinaia di tonnellate di ortaggi a settimana. In questo caso, infatti, l’incidenza del costo dell’edificio sul budget complessivo si riduce notevolmente.

Nel secondo caso, invece, il riuso di una struttura esistente (in buono stato di conservazione) consente un notevole risparmio in termini economici, ma inevitabilmente porta a dei compromessi. Questa seconda soluzione è, quindi, più adeguata per vertical farm medio-piccole e che vogliano accogliere anche altre funzioni oltra alla produzione.

Le categorie di vertical farm

Si possono distinguere diverse categorie di vertical farm in funzione delle dimensioni e dell’obiettivo che si vuole raggiungere.

Impianti domestici: sono quelli più diffusi (spesso auto costruiti) di natura prevalentemente hobbystica e/o decorativa. Occupano pochissimo spazio e possono essere realizzati sia in indoor che outdoor. Queste strutture possono essere paragonate a degli orti domestici e richiedono investimenti molto contenuti

Piccoli impianti: questa soluzione è un’evoluzione della procedente ed è spesso utilizzata per sperimentazioni e come test per impianti più grandi. Anche in questo caso le produzioni sono limitate e possono essere utilizzate per una vendita diretta e per dei test market.  I costi di investimento sono maggiori rispetto alle precedenti e spesso c’è un piccolo grado di automazione.

Impianti Medi: sono delle vere e proprie strutture produttive che tuttavia non raggiungono le migliaia di chili di produzione di una fabbrica di insalata. Molte star-up in ambito agricolo partono da queste strutture per poi procedere con degli scale- up una volta acquisite quote di mercato e competenze tecniche. Gli investimenti diventano importanti. Questi impianti spesso vengono realizzati all’interno di edifici inutilizzati.

Grandi impianti: Sono le vere e proprie vertical farm destinate ad una produzione agricola intensiva ed industrializzata. Di questa categoria fanno parte le “fabbriche di insalata” e prevedono gradi di automazione crescenti in funzione della quantità di ortaggi prodotte.

Quali sono le superfici minime necessarie?

In funzione della categoria di vertical farm a cui ci riferiamo possiamo avere dimensioni minime che vanno:  da 1 mq a 10 mq per le strutture domestiche; da 10 mq a 100 mq per strutture piccole; da 100 mq a 1000 mq per strutture medie; sopra i 1000 mq per strutture molto grandi.

Quali utenze sono necessarie?

Qualunque sia la dimensione di una vertical farm è necessario garantire le seguenti utenze: energia elettrica ed acqua. A queste si possono aggiungere ulteriori utenze in funzione di come viene progettato l’impianto.

É possibile collegarla ad impianti di generazione da fonte rinnovabile?

Si, una vertical farm può essere alimentata (completamente o in parte) attraverso sistemi di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili come il fotovoltaico e/o l’eolico. È possibile, inoltre, prevedere sistemi di accumulo elettrico al fine di rendere l’impianto quasi autosufficiente.

Al fine di rendere più efficacie ed efficiente l’uso delle risorse è possibile realizzare impianti di cogenerazione che consentano la produzione contemporanea di energia elettrica, acqua a calda (ed in alcuni casi acqua fredda – trigenerazione), necessarie allo svolgimento di tutte le attività interne alla vertical.

Quali possono essere le integrazioni funzionali?

Una vertical farm si può integrare ad impianti esistenti di produzione di energia, sistemi di compostaggio o allevamenti zootecnici. L’integrazione consente di recuperare gli scarti di questi impianti per poterli riutilizzare all’interno dei processi produttivi della vertical farm. 

Gli ortaggi coltivati in vertical farm hanno la stessa qualità di quelli coltivati in campo aperto?

I prodotti coltivati in vertical farm, così come tutti i prodotti coltivati correttamente con tecnologie idroponiche, sono di ottima qualità, hanno le stesse caratteristiche nutrizionali di quelli coltivati in agricoltura tradizionale e sono privi di elementi chimici che possono arrecare danni all’uomo.

É importante sottolineare che gli ortaggi che escono da una vertical farm (in cui non si faccia trasformazione del prodotto), possono essere venduti come super freschi, in quanto si può vendere l’intera pianta viva, senza separarla dalle radici. Tale caratteristica allunga la vita del prodotto.

I prodotti coltivati in Vertical Farm possono essere definiti biologici?

No poiché, in Italia ed in Europa, i disciplinari per la classificazione del biologico prevedono che la denominazione venga data solamente ai prodotti coltivati a terra. Sono tuttavia allo studio delle leggi che permettano di superare questa definizione di biologico.

Si possono avere degli ambiti applicativi diversi da quello agricolo?

Si, le vertical farm possono essere realizzate anche in settori diversi da quello agricolo. Si possono realizzare vertical farm o sistemi di vertical farming per il settore turistico, per quello didattico, sociale, residenziale, farmaceutico, ecc…

Quali sono gli impatti sulla comunità locale?

Oltre a consentire un’agricoltura intensiva sostenibile, una vertical farm può avere importanti ricadute sulla comunità in cui si inserisce oltre che sull’ambiente. Per esempio, potrebbero essere realizzate delle strutture di quartiere (del tutto assimilabili agli orti di quartiere) che gestite dagli abitanti del posto producano parte del loro cibo. Oppure la farm potrebbe essere gestita da una cooperativa di ragazzi disabili sul modello di Vertical Harvest a Jackson Hole negli Stati Uniti.

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